martedì, 27 novembre 2007
Le parole sono importanti. Le adoro, a volte ne abuso. Ho un amore fatale per tutto ciò che è scritto bene. Mi commuove l'uso di aggettivi pertinenti, non scontati e magari desueti. Stimo a livelli chi non si vergogna di usare il passato remoto, il congiuntivo e il condizionale anche in televisione. Ne ho fin sopra i capelli dello slang, dei linguaggi finto-giovani di alcuni colleghi radiofonici e di quella confidenza smodata con gli inglesismi. Ascoltando un numero infinito di dischi e leggendo altresì quantità innumerevoli di parole, a volte provo un vero disgusto per come gli autori riescano a banalizzare dei concetti. Perchè scrivere: "Lo so che finirà Ho sempre un chiodo fisso nella testa, Si lo so che tutto questo non è giusto Ma prima o poi succederà E ci saranno giorni senza sole Senza più parole" , quando qualcuno per esprimere lo stesso concetto ha scritto: "e tu che con gli occhi di un altro colore mi dici le stesse parole d'amore, fra un mese fra un anno scordate le avrai amore che vieni da me fuggirai..."?????????. Le parole sono importanti nelle canzoni, perchè le canzoni restano. Qualcuna forse no e a questo punto è un bene. Se avete qualche frase inutile da denunciare, vi aspetto qui.
martedì, 20 novembre 2007
Antonello Venditti asserisce e, l'ha fatto anche con me ieri in diretta, che non esiste amore senza tradimento. Solo in caso di tradimento e perdono conseguente, l'amore è "comprovato". Forse preferivo "e non c'è sesso senza amore" anche perchè mi assomiglia molto. Rifletto però su questa affermazione forte e sulle parole di "Giuda" , una delle canzoni che preferisco, insieme a "Comunisti al sole" dall'ultimo album "Dalla pelle al cuore"
Signore sono Giuda
Il tuo vecchio amico
Parlo dall’inferno
Non dal paradiso
scusa se disturbo
Se ti cerco ancora
Io ti sto…io ti sto aspettando
Oggi come allora
Ero solo un uomo
Ora un uomo solo
E mi grido dentro
Tutto il mio dolore
L’ho pagata cara
La mia presunzione
Io volevo solo
io volevo solo
Essere il migliore
Ora sono qui
Ultimo tra gli uomini
A portare ancora
Tutte le spine della tua corona
Perdonando me
Liberi anche te
Dalla solitudine
Scusa se ti cerco
Se ti invoco ancora
Io ti sto aspettando
Oggi come allora
Ora devo andare
Nel buco nero spaziotemporale
Nella certezza della dannazione
Nel buio freddo dell’umiliazione
Che sarà di me
Che sarà di te
Dimmi mio signore
Dimmi mio signore
L’ho pagata cara
La mia presunzione
Io volevo solo essere il migliore
Io volevo solo essere il migliore
mercoledì, 07 novembre 2007
Spero di non aggiungere queste parole alla retorica che Enzo Biagi tanto detestava, ma non posso non aggiungere ai tanti saluti, il mio. Biagi: asciutto, onesto, intelligente, il "giornalista" che ogni piccolo scribacchino come me vorrebbe diventare. Ho sempre letto i suoi scritti con grande attenzione. Sentivo che da lui avrei potuto imparare. Al di là della condivisione dei temi, mi ha sempre colpito lo stile diretto, semplice, per tutti. Sono tante le sue frasi passate alla storia, tante le fotografie che non dimenticheremo. Io non dimenticherò nemmeno l'onta che subì quando fu cacciato dal piccolo schermo e l'emozione di rivederlo seduto di fronte a Daniele Luttazzi nello studio televisivo allestito nella sua abitazione. Quando Lucia Annunziata fu accusata di faziosità (questa fu la critica più lieve) per i famosi 30 minuti di intervista a Silvio Berlusconi, Biagi le scrisse una lettera aperta su un quotidiano. Questa lettera si concludeva più o meno così: Hai agito con coscienza? Allora non preoccuparti, tutto il resto è trallallà! Ho fatto mia questa frase, a corredo dei tanti insegnamenti appresi leggendo Enzo Biagi. Ed ora quando la stupidità, la mediocrità cercano di mettere in ginocchio il mio lavoro, mi pongo la medesima domanda: Paola hai agito con coscienza? TUTTO IL TESTO E' TRALLALLA'
lunedì, 05 novembre 2007

Uscirà solo venerdì prossimo, ma ho avuto il privilegio di poterlo ascoltare in anteprima. Sto parlando dell'ultimo lavoro del prof. Roberto Vecchioni: Di rabbia e di stelle. Prof, sin dal titolo visto l'uso del di descrittivo, complemento di argomento. Non è il primo artista ad usarlo, ma io apprezzo sempre. Vecchioni ha una lucidità che riesce a mischiarsi con la poesia ed anche in questo disco che ha come canzone centrale, la rabbia di Quei fantasmi (tra le frasi da proporre al Nobel per la letteratura: Dio fulminali quelli che non hanno il congiuntivo), l'amore è vissuto con l'incanto della prima volta ed anche con il disincanto di un brano definitivo come "Non amo più". Vecchioni ce l'ha a morte con la mediocrità, cerca di provocare ragazzi e adulti assuefatti al potere della televisione e soprattutto ha un presenza eccellente sull'oggi. Non abbassa la guardia e dice sempre la sua, per quanto scomoda possa essere. Questo disco è di peso, non pesante attenzione e, se vi capita compratelo. Potrebbe essere un atto d'amore verso l'artista, ma anche e soprattutto, un atto d'amore verso una decenza (eccellenza forse è troppo) culturale che ci meritiamo.